lunedì 25 luglio 2011

complicità

Non è la prima volta che mi capita di fare da autista.
Li ho portati a cene, a feste, ho accompagnato lei in qualche albergo dove lui la aspettava.
O sono andato a prenderlo per portarlo a casa nostra.
Ma è la prima volta che mi tocca riportare a casa lui dopo che a casa mia si è scopato con comodo la mia donna.
“Mia” si fa per dire ovviamente.
Si chiama Marco e da due anni si scopa la mia fidanzata.
All’inizio è stato un gioco tra noi: tra me e Anna, la mia ragazza, intendo.
Eccitante e trasgressivo.
L’ennesimo limite che volevamo superare assieme
Poi però Marco è diventato qualcosa di più.
Di più profondo, come dire?
Cioè un po’ alla volta lui è diventato più di un gioco.
E lei da me ha preteso sempre di più e a darmi sempre di meno.
Anna ha preso una cotta per Marco: io all’inizio pensavo fosse una cosa passeggera.
E come mi eccitava vedere la mia donna che scopava con un altro, un po’ alla volta ha cominciato ad farmi andare fuori di testa il fatto di non essere solo spettatore, ma vestire i panni scomodi ed eccitanti del servitore.
Ma ad Anna non bastava
Ho assistito inebetito, e con il cazzo sempre più duro ammettiamolo, al fatto che la cosa diventava sempre più frequente ed intensa.
Che lei godeva come una matta con lui
Che lo cercava ossessivamente.
Beh sarebbe lungo raccontare come sono scivolato sempre più giù.
Ma è capitato.
E’doloroso, ma non riesco a farne a meno.
E se anche io riuscissi a farne a meno, dell’umiliazione, della sottomissione, della perversa eccitazione della negazione, beh Anna dubito che potrebbe farne a meno ormai.
Per cui perché farsi domande?
Guido la macchina piano per riaccompagnarlo a casa, stavo ascoltando del buon jazz per calmarmi ma ho dovuto spegnerla:
“spegni la musica che devo parlarti” mi ha detto in tono perfino brusco.
Marco è salito sul sedile davanti della mia bmw serie 5 blu notte, la macchina che ho comprato perché ad Anna piaceva tanto.
Qualche volta, non so se per umiliarmi o proprio perché mi considera naturalmente al suo servizio, sale sul sedile dietro anche se è da solo.
Quando è con Anna invece sale sempre dietro, assieme a lei.
Anna ama trattarmi da autista, farmi impazzire sussurrando parole d’amore a Marco mentre guido; baciarlo o sospirare quando lui le infila una mano sotto la gonna.
Sa che il mio cazzo esplode quando lei si sporge verso di me per appendere sul retrovisore interno le sue mutandine “queste te le metto qui amore, tanto a me no servono”e torna a sedersi ridendo assieme a Marco.
Li accompagno a cena ed aspetto fuori.
Fino a che lei non mi manda un sms. 
e allora succede sempre più p meno la stessa scena.
Io entro nel ristorante per andare alla cassa a pagare: “le pago il conto di quella coppia”. 
E mentre io pago escono abbracciati ridendo.
Lei passandomi vicino mi concede un “grazie amore per la cena fantastica, ora portaci a casa” con un bacio sulla guancia e la mano stretta a quella di Marco, mentre io consegno la mia visa oro ad un imbarazzatissimo cameriere. 
Stasera Marco mentre lo riporto a casa vuole parlarmi: ho una strana agitazione che non so spiegare.
“Senti, bisogna che mi dai una mano”
Tra me e Marco non c’è confidenza.
Lui si scopa la mia ragazza, a lui interessa quello. Certo alle volte si diverte anche lui ad assecondare Anna nell’umiliarmi  e più di qualche volta ho dovuto assistere alle loro scopate.
Lui sa benissimo che la cosa mi fa soffrire  ma mi eccita.
Tutto qui.
Niente confidenza tra me e lui e mai e poi mai nessuna intimità di alcun tipo.
Io accetto da lui tutto ciò che vuole infliggermi il mio amore, Anna.
Niente di più.
Soprattutto niente da lui
Anna qualche volta per vedere la mia reazione ha detto che le sarebbe piaciuto vedermi partecipe delle loro scopate.
Si è spinta a immaginare che io fossi costretto a mettere al servizio la mia bocca o il mio culo al suo uomo.
Ma lo diceva per vedere come reagivo.
Lo faceva qualche volta durante qualche lenta sega che mi concedeva sussurrandomi all’orecchio sconcezze e provocazioni.
Per fortuna non si è mai spinta a tanto.
Le bastava sentire che io biascicavo un “quello che vuoi amore” per supplicare che portasse a compimento la sega e mi facesse venire. cosa che peraltro avviene assai raramente perché a lei piace fermarsi al limite e tenermi insoddisfatto. dice che così poi sono più arrendevole.
Da tempo la sua mano è l’unica parte di lei con la quale posso fare sesso, ma nemmeno fino alla mia soddisfazione.
Altro modo di fare sesso con lei non ne avevo da un pezzo.
Io pensavo che fosse lui a non volere che lei scopasse più con me, ma ho scoperto che non è nemmeno così. 
Anzi, lui con un certo disinteresse che mi ha ferito molto, un giorno mi ha detto:
“no, figurati non sono io a vietarglielo è una idea sua. A me se te la scopi qualche volta anche tu quando io non posso non da nessun fastidio.
E’ Anna quindi che non era più interessata, che non aveva mai abbastanza tempo, nemmeno di nascosto, da dedicarmi tra una scopata e l’altra con lui.
o forse la eccitava esercitare questo potere su di me.
Per cui la confidenza tra Marco e me è solo che lui si scopa la mia donna.
Io con lui per fortuna non ho mai dovuto fare niente.
A me piacciono le donne
A me piacerebbero le donne come Anna.
Che ha 28 anni è bionda, magra e alta come solo le ragazze ricche e fortunate sanno essere.
Ha uno sguardo dolce e bastardo.
Le tette piccole ma perfette e un culo da competizione.
Un sorriso talmente dolce da sembrare che ti prenda in giro
Una di quelle che pensi quasi asessuata da quanto è perfetta.
E invece asessuata non lo è per nulla.
Anzi.
Marco invece di anni ne ha 48, dieci più di me.
Quello che si dice un bell’uomo, carismatico ed elegante.
E’ il titolare dell’azienda dove lavora il mio amore.
Ed ovviamente è molto sposato
Due  cliché in un uomo solo.
Tecnicamente il mio amore è la sua amante.
“devi darmi una mano”
esordisce accendendosi una sigaretta.
Lui, solo lui, può fumare nella mia macchina.
Non è stato necessario stabilirlo, non mi ha mai chiesto il permesso.
Anna non sopporta i fumatori, mi ha fatto smettere appena ci siamo conosciuti.
Con Marco invece è molto più clemente e generosa.
E non solo su questo.
“Dimmi?”
“ho un problema con Anna e devi darmi una mano”
Difficile pensare ad una discussione più surreale di questa.
Io devo darti una mano con la tua amante che è la donna che amo?
Non più tardi di venti minuti fa sono rientrato a casa mia dopo una lunga serata a vagabondare nel mio quartiere.
Quando sono a casa mia scopare di solito preferiscono che io vada a farmi un giro.
A lei non dispiacerebbe tenermi sempre lì ad origliare o addirittura ad assistere come è capitato qualche volta, ma Marco preferisce che io stia fuori di casa.
Vuole tranquillità e farsi i suoi comodi con la mia ragazza senza avermi tra i piedi.
Quando Anna mi ha chiamato ero in un piccolo bar della zona frequentato solo da qualche ubriacone locale.
Leggevo il quotidiano, ormai vecchio, sorseggiando una birra alla spina di pessima qualità quando mi ha squillato il cellulare rivelando sul display chi i stava chiamando: Annamore, come l’ ho salvata nella rubrica.
“ciao amore, dove sei?”
“ciao sono al bar di piazza Mazzini”
“ti starai annoiando amore…”
“eh”
“noi invece ci siamo divertiti sai…”
“stronza” rispondo con un sorriso amaro che mi si blocca in gola, quanto vorrei essere più sicuro di me quando Anna mi provoca così…
“dai vieni a casa che devi accompagnare Marco”
“si amore, arrivo”
“sbrigati”
Quando sono arrivato a casa avevo il cuore in gola, come fosse la prima volta ma anche il cazzo duro come sempre.
Ho suonato il campanello per pudore evitando di usare le chiavi
È venuta ad aprirmi lei
Indossava una maglietta rosa di hello kitty da bambina che strideva con le autoreggenti.
E nient’altro.
Mi ha baciato sulla bocca stringendosi a me.
Strusciando appena il suo pube biondo sulla mia erezione.
Dietro di lei intravedo Marco uscire  dalla nostra camera da letto infilandosi la camicia nei pantaloni.
“ah sei arrivato, ciao”.
Mi saluta appena infilandosi in bagno
Anna mi volta le spalle e va verso il salotto dove si siede sul divano stringendo a sè le ginocchia contro il petto. 
Sembra proprio una ragazzina, un po’ troia magari.
Il suo sguardo è catturato dalla tv dove scorre un video musicale rap che non riconosco.
Ma mi chiama con un cenno della mano
“vieni qui”
Mi avvicino mentre lei stacca lo sguardo dal video per guardarmi con un sorriso radioso.
Sono davanti a lei e mi chino a baciarla di nuovo.
Lei mi sussurra:
“vieni qui”.
E con una mano mi prende la nuca abbassandomela costringendomi ad inginocchiarmi davanti a lei.
Mi bacia sulla bocca poi, dopo essersi assicurata che Marco fosse ancora in bagno allarga le ginocchia e mi prende la mano portandomela in mezzo alle sue gambe.
“ho goduto tanto, amore”
Le mie dita le sfiorano le grandi labbra gonfie ed ancora bagnate.
Lei mi infila la lingua nella bocca e con la mano schiaccia la mia sul suo pube.
Un brivido la coglie appena, ma subito sente la porta del bagno in fondo nel corridoio aprirsi e mi allontana con un gesto:
“dai basta che poi l’uccello ti scoppia, vai ad accompagnare a casa Marco che sarà stanco”
Mi rialzo mentre lui arriva dietro di me
“dai accompagnami a casa che è tardi”
Lei si alza e mi scarta con una leggerezza assassina per abbracciarlo:
“ci vediamo domani in  ufficio capo” gli dice baciandolo.
Le mani di lui solo sul culo della mia ragazza, come a rivendicare possesso davanti a me,
anche se non ce ne è proprio bisogno.
“domani non vengo, devo andare a Milano”
“posso chiamarti?”
“no ti chiamo io” risponde lui assestandole un piccola pacca sul sedere.
Si incammina verso la porta salutandola appena,  mentre lei rimane imbronciata e bellissima a sorridergli.
Lo seguo mentre ha già aperto la porta e mi chiama con uno “dai sbrigati che è tardi, portami a casa”
Come potrei dargli una mano più di così?
Marco soffia fuori il fumo della sigaretta guardando distrattamente fuori dal finestrino
“la cosa con Anna non può continuare così, mi sta creando dei problemi.”
“perché?”
si gira a guardarmi serio, anche se scommetterei che un po’ di sottile piacere gli attraversa per un attimo lo sguardo.
“per due motivi: il primo è che mia moglie comincia a sospettare, il secondo è che ho preso una nuova segretaria di vent’anni che comincia a darmi parecchie soddisfazioni.”
rimango inebetito per la rivelazione.
quest’uomo che si scopa il mio bellissimo amore si è stufato e la mia prima reazione non è di soddisfazione per la mia possibile riconquista, ma paradossalmente è di preoccupazione perché temo che ne soffrirà.
“cioè mi stai dicendo che vuoi troncare con Anna?”
“no penso che continuerò a scoparmela ma potrò dedicarle meno tempo, non so, bisogna che mi dai una mano.”
“una mano? e come posso aiutarti?”
“beh intanto bisognerà fugare ogni dubbio di mia moglie sul fatto che ho una relazione con Anna e poi voglio avere anche il tempo per divertirmi con la nuova segretaria e quindi bisognerà dare una regolata alla tua ragazza che sta diventando un po’ troppo invadente. fatti venire in mente qualcosa”
Qualcosa mi è venuto in mente al momento, ma erano immagini di massacro e di vendetta sanguinolente nei confronti di quest’uomo che si permetteva di trattare così il mio amore.
Ma non so riuscito a dire nient’altro.
Non riuscivo nemmeno più a pensare fissando ipnotizzato la strada illuminata dai fari.
(continua)

mercoledì 4 maggio 2011

dialoghi

Lo senti? Ho le mutandine bagnate.
Posso?
Sì senti, metti la mano qui.
Sì, lo sento amore.
Cioè, è pazzesco: mica abbiamo fatto niente. Senti...
Si amore incredibile, sono proprio umide.
E sentissi la fica...
Posso?
No.
Solo da sopra, solo le mutandine, senti…
Ma cosa è successo?
Niente. È questo che è pazzesco.
Abbiamo solo parlato un po’ al bar. Mi ha detto cosa ha voglia di farmi...
E non ti ha toccata?
Magari. No, eravamo al bar, ti ho detto, mica la tua fidanzata è una che si fa mettere una mano sotto la gonna al bar.
Per fortuna…. metti che qualcuno lì ti conoscesse.
Guarda tesoro non ti credere che se avesse insistito….
Cosa avresti fatto?
Sicuro di volerlo sapere?
Si amore, ti prego.
Mi sarei fatta portare i bagno per succhiarglielo.
Davvero?

Giuro, molto, ma molto volentieri
E invece niente?
Macchè, abbiamo solo parlato e io mi sono bagnata in modo vergognoso.
Incredibile.
Con te non mi è mai capitata una cosa del genere.
Grazie eh….
Ma è vero tesoro.
Ma che ti diceva?
Te l’ho detto: quello che ha voglia di farmi. E che mi farà...
E che ti farà?
Non so se ho voglia di raccontarti amore, che poi ti sfinisci di seghe!
Ma i patti erano che almeno mi avresti raccontato…
I patti, i patti. Tesoro..
Ma erano così…
Ma secondo te, con uno che mi fa bagnare in questo modo, io penso ai patti con te?
No immagino che tu abbia altro per la testa. E’ evidente.
Sì ho in mente lui. Hai indovinato.
E come siete rimasti d’accordo?
Che la prima volta che lui si libera da quella stronza di sua moglie, usciamo assieme.
E non vedi l’ora vero?
Guarda mi bagno ancora solo a pensarci. 
Andrai fino in fondo?
Io andare fino in fondo?  Non c’è dubbio, ma non per infierire tesoro, ma sarà lui a venire e tanto sulla tua fidanzata: lo sai.
Eh lo so.
Voglio dargli tutto.
Tutto?
Dalle idee che mi ha detto di avere mi sa che gli darò anche di più...
Di più cosa amore?
Non lo so ancora,  ma mi piace l’idea che lui possa avere non solo quello che a te non do più, ma anche quello che a te non ho mai dato.
Così mi fai impazzire...
Ce l’hai duro?
Si amore. Vuoi sentire?
Figurati che me ne frega tesoro.
Potresti almeno farmi venire questa sera: mi basta con le mani...
Scordatelo tesoro io non te lo tocco nemmeno per sogno.
Dai ti prego, questa situazione mi toglie il fiato.
A me invece è lui che mi toglie il fiato.
Eh vedo...
Si vedivedi: io a te nemmeno ti vedo.
Coooosa?
Ma si tesoro, tu lo sai che devi stare al tuo posto in questo periodo. Io voglio lui e basta.
Eh amore ma non sarà facile per me. Lo sai che ti amo?
Dai smettila, io ho voglia di divertirmi. Se ti sta bene così bene altrimenti lo sai…
Cosa?
Beh, ne abbiamo parlato no?
No no, quello no!
Eh appunto: vuoi che ci prendiamo una pausa di riflessione?
No amore no..
Ecco e allora non rompere e lasciami divertire!
Ci provo...
Poi magari ti racconto e così ti fai le tue seghette.
Lo sai che ti amo e farei tutto per te
Tuttotutto?
Certo amore lo sai. Puoi chiedermi tutto.
Una cosa la vorrei.
Dimmi…
Sai, se riesco a vedermi con lui avrò bisogno di un po’ di intimità.
Eh... immagino purtroppo.
E se lui si riesce a liberarsi dalla moglie, magari per stare un po’ tranquilli potremmo usare il tuo appartamento.
Cooooooosa?
Ma si dai…
Non puoi chiedermi questo!
Ecco vedi? Dicevi che posso chiederti tutto e che mi ami...
Eh ho capito amore, ma questo è veramente troppo.
Ma da me non posso farlo venire. Cosa penserebbe mia sorella?
Beh ma cazzo... Non posso crederci che stiamo parlando di questo ma…
Ma?

Ma non puoi farlo venire da te quando non c’è tua sorella?
Ma lo sai che quella sta sempre a casa a studiare!
Eh ho capito, ma come fai a portarlo da me?
Gli dico che è l’appartamento di un mio amico che è tornato a casa per le vacanze.
Ah grazie…
Ma sì e poi il tuo appartamento è più bello.
Grazie sono proprio lusingato…
Basta che fai sparire le mie foto, se no come glielo spiego?
Ecccerto. Ma scusa, cosa sa di me lui?
Poco o niente.
Ma sa almeno che esisto ‘sto stronzo?
Adesso non fare l’antipatico…
Eh scusa, ma cosa sa?
Sa che ho un fidanzato ma…
Ma?
Ma che insomma, non so come dirlo…
Cosa?
No è che poi magari ti incazzi...
No no dimmi?
Dimmidimmi e poi invece ti incazzi...
No amore ti prometto che non mi incazzo!
Seeeee...
Dai...
Sì insomma gli ho detto che con te, come dire…
Cheeeeee: parla amore!!!
Si insomma che non facciamo sesso...
E perché?
Cosa perché? Perché non faremmo sesso o perché gliel’ho detto?
Tutte e due amore, mi stai facendo impazzire. Non posso crederci che stiamo facendo questo dialogo assurdo!
Assurdo sarai tu.
No scusami amore, ma ammetterai che è un dialogo surreale.
Un po’ forse. Ma come la fai difficile…
Eh e tu invece la fai facile.
Insomma gli ho detto che non mi scopi sia perché così capisce che ho voglia, ma anche perché un po’ tesoro è vero.
Eh grazie me ne accorgo, ma non è certo colpa mia. 
Lo so che tu vorresti, ma con te lo sai che non mi va più: io voglio lui.
Sì sì questo ormai si è capito amore.
Ma a lui, non capisco, gli hai detto perché non scopiamo?
Eh mica posso dirgli che non la do a te perché vorrei tanto darla solo a lui!
Beh meno male.
Eh non so se avresti preferito questo...
Perché?
Eh perché gli ho detto che non scopiamo per colpa tua.
Per colpa mia? È il colmo.
Si gli ho detto che, insomma...
Insomma che?
Che insomma non sei capace...
Cioè?
Si insomma che sei mezzo impotente.
Porca troia! Pure questo amore: sai che sputtanata! È proprio il colmo...
Eh, ho pensato che così pensa che dovrebbe consolarmi!
Cazzodio immagino…
Dai smettila!
Eh smettila! Pure da impotente mi tocca passare, con il cazzo duro che mi fai venire perennemente! Pensa questo come se la spasserà a scoparsi la mia fidanzata...
Speriamo proprio...
E  sai che risate si farà su di me…
Si vabbeh ci divertiremo io e lui non questo è certo, ma tornando a noi insomma?
Insomma che?
Insomma mi presti il tuo appartamento?
Cioè, tu vorresti a casa mia per farti scopare da lui?
Dai è meglio anche per te se lo faccio qui. Così sei più sicuro...
Si sicuro di essere cornuto!
Beh quello lo sei da un pezzo e spero che presto le tue corna crescano un bel po’...
Porcatroia.
Che volgare che sei stasera tesoro… allora?
Si ho capito, va bene ti presto l’appartamento.
Bravo facciamo così: quando so che lui è libero, ti avviso per tempo così fai in tempo a far sparire le mie foto e a sparire anche tu.
Ti rendi conto di cosa mi stai chiedendo?
Certo tesoro e ti dirò che a vederti così cornuto e obbediente mi sto bagnando di nuovo...
Davvero?
Certo, non sei contento che anche tu a modo tuo mi fai bagnare un poco?
Eh figurati preferirei farti bagnare in un altro modo...
Accontentati tesoro...
Mi accontenterò.
Ti conviene. Ora però vado a casa che devo studiare un po’ che sennò mia sorella chi la sente.
Ma amore, non è che potresti ripensarci?
A cosa?
Al fatto di toccarmi almeno un po’...
Dai smettila che stai diventando patetico.
Dai amore, sarà quasi un mese che nemmeno mi tocchi.
Beh fattene una ragione...
Ma non ho proprio speranze?
No tesoro dai fatti le tue seghette e non rompere!
Eh quelle non mancano...
Immagino: che pena, come sei ridotto...
Eh che devo fare? Mi cerco anche io una amante?
Tu provaci e vedi che fine fai!
Lo so lo so, scherzavo amore.
Ora però devo scappare tesoro.
Ti amo.
Sìsì.

venerdì 15 aprile 2011

anniversari

Lei, ora, è fiera dell’anniversario da festeggiare.
Ma quando è iniziata questa storia mica ci credeva che ci sarebbe riuscita: boh, un po’ le sembrava assurdo e difficile pure.
La cosa non è che non la capisse da punto di vista della piena donazione di sé al suo padrone, anzi, era una cosa che le faceva bagnare le mutandine quando ci pensava, ma poi sopportare la quotidianità di quella decisione che lui aveva preso non era facile.
Ma funzionava così da tempo: lui decideva, lei si adeguava.
Punto.
La decisione gliela comunicò un pigro pomeriggio di fine estate.
Lei era nuda e stava a quattro zampe davanti al divano dove lui era seduto e guardava distrattamente un flusso di video musicali fumando una canna.
Si riposava dopo averla a lungo frustata sulle natiche con la sua cintura.
La metteva in quella posizione, di solito, e le chiedeva di tenere la schiena arcuata con le gambe ben aperte in modo da offrire proprio la fica ai suoi colpi. Colpi che intervallava con dolci parole d’amore sussurrate mentre le passeggiava attorno:
“che brava che sei amore”
“sei bellissima”
“dai amore, mi fai contento? Allarga bene le gambe, offrimi la fica”
Lei resisteva ai colpi ferma come piaceva a lui.
Solo qualche volta sollevava appena un ginocchio per chiudere un po’ le gambe in un brevissimo riflesso condizionato, quando la punta della sua cintura andava a colpirla giusto sulla fica.
Ma si rimetteva subito in posizione senza dargli nemmeno il tempo di lamentarsene.
Le diede quattro colpi molto forti finali portandola finalmente alle lacrime e poi si fermò
Quando fu stanco di frustarla si stravaccò sul divano e rimase ad osservarla mentre il suo respiro tornava normale.
Intanto si accendeva la canna che lei aveva come al solito rollato per lui.
“voglio che oggi sia un giorno speciale per te amore”
Si era aperto i pantaloni e si massaggiava il cazzo mentre le parlava.
Lei poteva vederlo solo di sfuggita perché doveva rimanere immobile, di profilo davanti a lui, con lo sguardo fermo  avanti a sé.
“Come un oggetto” le ripeteva sempre “uno splendido oggetto che dove io lo metto rimane”
“basta che non mi dimentichi in qualche angolo padrone” rispose lei un giorno che si sentiva particolarmente coraggiosa ed innamorata.
Ma questa volta lei rimase ferma ed in silenzio e non era questione di coraggio.
Non si sarebbe mai girata e non avrebbe mai chiesto spiegazioni.
A che servivano?
A farlo arrabbiare?
Non ci pensava proprio.
Ma non perché avesse paura della sua reazione o di una punizione per la sua impertinenza.
Tanto di motivi per picchiarla non ne aveva certo bisogno, se voleva farlo per divertirsi, o eccitarsi o sfogarsi lo faceva e basta: gli piaceva un sacco vederla stare ferma immobile, gli piaceva vederla piangere e sorridere assieme.
Erano poche le volte in cui la picchiava  per punirla per davvero
Perché lei era brava, era addestrata, era sua. Del tutto
No lei non si girò e non fece domande perché era felice
Era felice che lui si stesse divertendo su di lei
Era felice che lui fosse felice
E non avrebbe mai rovinato quel momento per nulla al mondo
E nemmeno i momenti successivi
Lui si sporse un po’ sul divano verso di lei, la mano che teneva tra le dita la canna le accarezzò appena la schiena seguendone il profilo fino alle natiche, fino a sfiorarle la fica perfettamente rasata e come sempre splendidamente esposta e disponibile.
“ho deciso che da oggi chiudiamo la tua fica” disse lui come riprendendo il filo di un discorso riportandosi la mano alla bocca e aspirando thc e profumo di fica bagnata.
Lei ricorda ancora il brivido che le corse a fior di pelle a quelle parole.
Non capiva cosa intendesse, ma sapeva che di solito non scherzava su queste cose
“non è un gioco il nostro” ripeteva sempre
Poi nei mesi successivi ripensò spesso a quel giorno, alle sensazioni, ai pensieri che le affollarono la testa. Un ricordo forte vivido, ma quasi irreale, come i sogni che si confondono, che ti confondono.
Poi si alzò calandosi i pantaloni, ma senza toglierseli del tutto e si inginocchiò dietro di lei infilandole il cazzo velocemente nella fica.
Senza inutili esitazioni e ridicole delicatezze.
Tanto lei era un lago e sospirò appena un “grazie”.
Ringraziò come faceva sempre quando aveva l’onore di accogliere il suo cazzo in uno dei suoi buchi.
Di solito però nella sua fica rimaneva giusto il tempo di bagnarsi il cazzo per poi toglierlo ed infilarglielo nel culo. Usava la su fica solo come un lubrificante, come qualche volta le ricordava sprezzante.
Preferiva decisamente il culo perché così era sicuro che lei non si sarebbe distratta alla ricerca di qualche inopportuno orgasmo.
E poi il culo era ancora un po’, ma non troppo, più stretto della fica e quindi a lui piaceva di più
E a lei, che la cosa non guasta, nel culo ancora un po’, ma solo un po’, le faceva male. 
Per il resto di solito lui usava quasi solo la sua bocca che trovava molto più comoda.
Invece quel pomeriggio lui continuò a scoparla nella fica.
Lei rimase immobile e sorpresa a godersi il suo cazzo
Un po’ incerta a dire il vero su che fare: se lasciarsi andare e sperare in un fugace orgasmo.
Ma preferì rimanere zitta e ferma a fari montare.
Lui peraltro venne quasi subito.
Incurante, come al solito e ovviamente, delle sue esigenze, sborrò copiosamente dentro di lei.
Lei ringraziò nuovamente come faceva quando riceveva i frutti del suo orgasmo.
Effettivamente lei non riuscì a raggiungere l’orgasmo, ma quella era una questione che ormai interessava veramente poco perfino a lei.
Era abituata a fare da sola con le sue dita o con un vibratore quando lui aveva finito di usarla. A casa sua, di solito: il mattino dopo. Lontano da lui perché lui non vedesse o sospettasse nulla
C’era una sorta i tacito accordo a riguardo.
Lui non voleva che lei godesse, voleva che si dedicasse sempre e solo a lui, ma non indagava troppo e le concedeva quel margine di discrezionalità per potersi masturbare da sola dopo aver soddisfatto il suo cazzo e subìto tutti i soprusi, le violenze, le angherie che gli passavano per la testa.  
Lui tornò a sedersi sul divano
Lei chiese “posso?”
Sempre senza muoversi
Lui immaginò cosa volesse chiedere e rispose sorridendo
“Si amore vieni qui”
Lei muovendosi a quattro zampe radiosa ed innamorata si avvicino al suo padrone e si dedicò a pulirgli il cazzo gocciolante con devozione
Fu allora che lui le disse perché quel giorno era speciale:
“sì ho deciso che diciamo addio alla tua fica, basta non voglio più usarla e nemmeno tu”
gliela indicò con un dito
“dopo di oggi non voglio più infilarci il cazzo e nemmeno il tuo vibratore, niente: devi dimenticartela.”
Lei balbetto un poco un “ma come…”
Ma lui l’aveva già scostata e si era alzato dicendole: “aspetta,ti faccio vedere”
Torno con un rotolo di nastro adesivo largo di quelli da pacchi, ma spesso ed argentato di una famosa marca americana.
La fece alzare davanti a sé e allargare le gambe.
Poi come se fosse la cosa più normale del mondo (perché nel loro mondo lo era assolutamente), tagliò un pezzo di nastro adesivo e mentre con due dita le chiudeva le gradi labbra, le sigillò la fica dal pube giù fino quasi all’ano
“per un po’ ti metterai questo per ricordartene quando vieni da me, poi non dovrà più servire: ce la dimenticheremo e basta.”
E mentre lo diceva lisciava bene con le dita quel nastro argentato che le sigillava la fica.
Il resto della serata passò serenamente chiacchierando, cenando e godendosi un bel film.
Solo quando arrivò l’ora di rientrare a casa sua, perché lui non le concedeva mai di dormire da lui, lei prese coraggio e chiese chiarimenti.
“ma padrone, poi come faccio con questo” indicando timidamente il suo nuovo pube ora  argentato.
“Ovviamente prima di andare a dormire puoi toglierlo, anche perché immagino che dovrai fare pipì, prima o poi” dandole un buffetto sulla guancia.
Poi le prese il viso tra le mani:
“ma la tua fica è area vietata”
La mano cominciò a serrarle il collo aumentando un po’ la pressione.
“Puoi al massimo lavarti ma, mai, amore, mai deve entrare nemmeno un dito. Nemmeno per sbaglio”
“Tu non hai più una fica e nemmeno un clitoride: dimenticatela.”
Quella notte, dopo essersi tolta il nastro adesivo poté svuotarsi la vescica e ne uscì assieme alla pipì anche il suo seme che era rimasto intrappolato. Si lavò sciacquandosela appena con dell’acqua fredda  e sprofondò in un sonno animato di  incubi spaventosi con voragini nere e bagnate nelle quali sprofondava.
Dal giorno dopo fu quasi subito una abitudine applicarsi da sola quel nastro adesivo che toglieva solo due o tre volte al giorno quando doveva recarsi al bagno.
Divenne una abitudine quella specie di cintura di castità, ed era quasi bella da vedere quella fica postmoderna luccicante.
Lui, come spesso accadeva, non si prese nemmeno la briga di verificare che il suo ordine venisse eseguito con precisione. Non aveva dubbi a riguardo.
Lei era fiera, quando andava a trovarlo per servirlo e soddisfarlo, magari arrivando direttamente dall’università, e si spogliava mostrando la sua fica sigillata. Per offrirgli il culo o la lingua come apprezzate alternative.
Insomma nel giro di una decina di giorni della sua fica si erano dimenticati entrambi, si potrebbe dire
Solo lei si accorgeva giorno per giorno che la trovava sempre più bagnata quando doveva applicare o togliere il nastro. e qualche volta la notte si scopriva a stringere le gambe in cerca di qualche soddisfazione o la mano le andava involontariamente a cercare una fessura che ormai per lei era sempre sbarrata.
Quando le arrivò il ciclo chiamò subito il padrone per capire che doveva fare
Ma lui, impegnato al lavoro con un cliente fu sbrigativo e crudo: “non mettere il nastro che mi pare poco igienico, ma ovviamente niente assorbenti interni: ci potresti arrivare anche da sola, scema”.
Del resto lei sapeva che da sempre nei giorni del ciclo lui non la voleva vedere.
“rotta non mi servi” la canzonava le prime volte.
Certo ora che quella che era rotta non esisteva più, perché era sigillata da tempo, era un po’ un controsenso.
Ma lei si adattò a degli assorbenti esterni e appena finì il ciclo ricominciò subito a sigillarsela da sola.
Intanto passarono quasi due mesi da quel giorno in cui le aveva chiuso la fica e la ragazza era in un continuo stato di eccitazione frustrata.
Un giorno lui  dopo averla a lungo sodomizzata le disse di togliersi il nastro davanti a lui. Era la prima volta.
“come sta la tua fica amore?”
“claustrofobica” cercò di scherzare lei…
Lui le accarezzò distrattamente le grandi labbra che erano già bagnate.
“Sei sicura che in questi due mesi qui non sia entrato mai nulla amore?”
“No padrone, mai. Nemmeno un dito, sono stata brava.”
“Bene perché adesso credo che tu sia pronta per stare senza il nastro”
“Le sfiorò appena il clitoride facendola sobbalzare.”
“Voglio che sia il tuo cervello a sigillarti questo inutile buco.”
“si padrone”
 Le prese la nuca e la baciò con dolcezza.
Da allora lei entrò in questa vertiginosa castità che la portava ad essere perennemente  scandalosamente bagnata.
Ma era una ragazza molto forte o forse molto innamorata e perfino le fugaci toccate involontarie tra le gambe diminuirono rapidamente.
Aveva letto della sindrome  dell’arto mancante che colpisce le persone che hanno subito una amputazione che dicono di sentire dolori o pruriti all’arto mancante e si immaginava di essere una femmina amputata di un buco: una barbie a dimensione naturale cui i morigerati disegnatori non avevano tracciato il solco della fica.
Inutile negare che qualche brivido vietato ancora qualche volta la cogliesse impreparata nel sonno o indossando dei jeans un più aderenti del solito o urtando involontariamente con il pube uno spigolo.
Ma veri orgasmi vaginali o clitoridei non ne aveva avuti più
E soprattutto né un dito, né un cazzo, né un vibratore avevano più varcato le sue grandi labbra.
Era felice che fosse passato ormai un anno
Che l’estate fosse finita nuovamente
Che lui non si fosse ancora stufato di lei.
Era felice di essere stata così brava e così forte.
Lui le ordinò di ripristinare il vecchio nastro adesivo metallizzato sulla fica per l’occasione.
Sembrava quasi una cerimonia
Lui le aveva comprato dei fiori e messo in fresca uno champagne speciale per festeggiare.
La attendeva sul suo divano di pelle nera e sembrava quasi orgoglioso di lei.
Lei si spoglio per mostrare il suo pube argentato al suo padrone.
Poi si inginocchio tra le sue gambe.
Prese un po’ di coraggio ed iniziò ad accarezzargli il cazzo imprigionato ancora nei jeans.
Di solito a lei non erano permesse simili iniziative.
“buon anniversario amore” lei disse lui baciandola sulle labbra
“grazie padrone”
“E’ stata dura?”
“Un po’ padrone, ma mi sono abituata”
“Ormai sospetto che tu riesca a soddisfarti appieno anche solo succhiandomelo” disse lui ridendo: amava prenderla in giro sulle sue frustrazioni.
“si padrone, per non parlare di quando me lo metti dietro….”
Anche lei rideva felice di sé stessa.
“non dirmi così altrimenti mi tocca chiuderti anche quel buco amore…”
“non ti prego” scherzava lei baciandolo teneramente sulle labbra.
Lui le prese il viso tra le mani.
Si specchiava nei suoi immensi occhi azzurri mentre baciandole la punta del naso, come si fa con i bambini le bisbigliò: “ho pensato di farti un regalo per questo anniversario amore”
“davvero padrone? Che bello” lei gli lecco le labbra
“un altro anno, amore”
“grazie padrone”