Lei, ora, è fiera dell’anniversario da festeggiare.
Ma quando è iniziata questa storia mica ci credeva che ci sarebbe riuscita: boh, un po’ le sembrava assurdo e difficile pure.
La cosa non è che non la capisse da punto di vista della piena donazione di sé al suo padrone, anzi, era una cosa che le faceva bagnare le mutandine quando ci pensava, ma poi sopportare la quotidianità di quella decisione che lui aveva preso non era facile.
Ma funzionava così da tempo: lui decideva, lei si adeguava.
Punto.
La decisione gliela comunicò un pigro pomeriggio di fine estate.
Lei era nuda e stava a quattro zampe davanti al divano dove lui era seduto e guardava distrattamente un flusso di video musicali fumando una canna.
Si riposava dopo averla a lungo frustata sulle natiche con la sua cintura.
La metteva in quella posizione, di solito, e le chiedeva di tenere la schiena arcuata con le gambe ben aperte in modo da offrire proprio la fica ai suoi colpi. Colpi che intervallava con dolci parole d’amore sussurrate mentre le passeggiava attorno:
“che brava che sei amore”
“sei bellissima”
“dai amore, mi fai contento? Allarga bene le gambe, offrimi la fica”
Lei resisteva ai colpi ferma come piaceva a lui.
Solo qualche volta sollevava appena un ginocchio per chiudere un po’ le gambe in un brevissimo riflesso condizionato, quando la punta della sua cintura andava a colpirla giusto sulla fica.
Ma si rimetteva subito in posizione senza dargli nemmeno il tempo di lamentarsene.
Le diede quattro colpi molto forti finali portandola finalmente alle lacrime e poi si fermò
Quando fu stanco di frustarla si stravaccò sul divano e rimase ad osservarla mentre il suo respiro tornava normale.
Intanto si accendeva la canna che lei aveva come al solito rollato per lui.
“voglio che oggi sia un giorno speciale per te amore”
Si era aperto i pantaloni e si massaggiava il cazzo mentre le parlava.
Lei poteva vederlo solo di sfuggita perché doveva rimanere immobile, di profilo davanti a lui, con lo sguardo fermo avanti a sé.
“Come un oggetto” le ripeteva sempre “uno splendido oggetto che dove io lo metto rimane”
“basta che non mi dimentichi in qualche angolo padrone” rispose lei un giorno che si sentiva particolarmente coraggiosa ed innamorata.
Ma questa volta lei rimase ferma ed in silenzio e non era questione di coraggio.
Non si sarebbe mai girata e non avrebbe mai chiesto spiegazioni.
A che servivano?
A farlo arrabbiare?
Non ci pensava proprio.
Ma non perché avesse paura della sua reazione o di una punizione per la sua impertinenza.
Tanto di motivi per picchiarla non ne aveva certo bisogno, se voleva farlo per divertirsi, o eccitarsi o sfogarsi lo faceva e basta: gli piaceva un sacco vederla stare ferma immobile, gli piaceva vederla piangere e sorridere assieme.
Erano poche le volte in cui la picchiava per punirla per davvero
Perché lei era brava, era addestrata, era sua. Del tutto
No lei non si girò e non fece domande perché era felice
Era felice che lui si stesse divertendo su di lei
Era felice che lui fosse felice
E non avrebbe mai rovinato quel momento per nulla al mondo
E nemmeno i momenti successivi
Lui si sporse un po’ sul divano verso di lei, la mano che teneva tra le dita la canna le accarezzò appena la schiena seguendone il profilo fino alle natiche, fino a sfiorarle la fica perfettamente rasata e come sempre splendidamente esposta e disponibile.
“ho deciso che da oggi chiudiamo la tua fica” disse lui come riprendendo il filo di un discorso riportandosi la mano alla bocca e aspirando thc e profumo di fica bagnata.
Lei ricorda ancora il brivido che le corse a fior di pelle a quelle parole.
Non capiva cosa intendesse, ma sapeva che di solito non scherzava su queste cose
“non è un gioco il nostro” ripeteva sempre
Poi nei mesi successivi ripensò spesso a quel giorno, alle sensazioni, ai pensieri che le affollarono la testa. Un ricordo forte vivido, ma quasi irreale, come i sogni che si confondono, che ti confondono.
Poi si alzò calandosi i pantaloni, ma senza toglierseli del tutto e si inginocchiò dietro di lei infilandole il cazzo velocemente nella fica.
Senza inutili esitazioni e ridicole delicatezze.
Tanto lei era un lago e sospirò appena un “grazie”.
Ringraziò come faceva sempre quando aveva l’onore di accogliere il suo cazzo in uno dei suoi buchi.
Di solito però nella sua fica rimaneva giusto il tempo di bagnarsi il cazzo per poi toglierlo ed infilarglielo nel culo. Usava la su fica solo come un lubrificante, come qualche volta le ricordava sprezzante.
Preferiva decisamente il culo perché così era sicuro che lei non si sarebbe distratta alla ricerca di qualche inopportuno orgasmo.
E poi il culo era ancora un po’, ma non troppo, più stretto della fica e quindi a lui piaceva di più
E a lei, che la cosa non guasta, nel culo ancora un po’, ma solo un po’, le faceva male.
Per il resto di solito lui usava quasi solo la sua bocca che trovava molto più comoda.
Invece quel pomeriggio lui continuò a scoparla nella fica.
Lei rimase immobile e sorpresa a godersi il suo cazzo
Un po’ incerta a dire il vero su che fare: se lasciarsi andare e sperare in un fugace orgasmo.
Ma preferì rimanere zitta e ferma a fari montare.
Lui peraltro venne quasi subito.
Incurante, come al solito e ovviamente, delle sue esigenze, sborrò copiosamente dentro di lei.
Lei ringraziò nuovamente come faceva quando riceveva i frutti del suo orgasmo.
Effettivamente lei non riuscì a raggiungere l’orgasmo, ma quella era una questione che ormai interessava veramente poco perfino a lei.
Era abituata a fare da sola con le sue dita o con un vibratore quando lui aveva finito di usarla. A casa sua, di solito: il mattino dopo. Lontano da lui perché lui non vedesse o sospettasse nulla
C’era una sorta i tacito accordo a riguardo.
Lui non voleva che lei godesse, voleva che si dedicasse sempre e solo a lui, ma non indagava troppo e le concedeva quel margine di discrezionalità per potersi masturbare da sola dopo aver soddisfatto il suo cazzo e subìto tutti i soprusi, le violenze, le angherie che gli passavano per la testa.
Lui tornò a sedersi sul divano
Lei chiese “posso?”
Sempre senza muoversi
Lui immaginò cosa volesse chiedere e rispose sorridendo
“Si amore vieni qui”
Lei muovendosi a quattro zampe radiosa ed innamorata si avvicino al suo padrone e si dedicò a pulirgli il cazzo gocciolante con devozione
Fu allora che lui le disse perché quel giorno era speciale:
“sì ho deciso che diciamo addio alla tua fica, basta non voglio più usarla e nemmeno tu”
gliela indicò con un dito
“dopo di oggi non voglio più infilarci il cazzo e nemmeno il tuo vibratore, niente: devi dimenticartela.”
Lei balbetto un poco un “ma come…”
Ma lui l’aveva già scostata e si era alzato dicendole: “aspetta,ti faccio vedere”
Torno con un rotolo di nastro adesivo largo di quelli da pacchi, ma spesso ed argentato di una famosa marca americana.
La fece alzare davanti a sé e allargare le gambe.
Poi come se fosse la cosa più normale del mondo (perché nel loro mondo lo era assolutamente), tagliò un pezzo di nastro adesivo e mentre con due dita le chiudeva le gradi labbra, le sigillò la fica dal pube giù fino quasi all’ano
“per un po’ ti metterai questo per ricordartene quando vieni da me, poi non dovrà più servire: ce la dimenticheremo e basta.”
E mentre lo diceva lisciava bene con le dita quel nastro argentato che le sigillava la fica.
Il resto della serata passò serenamente chiacchierando, cenando e godendosi un bel film.
Solo quando arrivò l’ora di rientrare a casa sua, perché lui non le concedeva mai di dormire da lui, lei prese coraggio e chiese chiarimenti.
“ma padrone, poi come faccio con questo” indicando timidamente il suo nuovo pube ora argentato.
“Ovviamente prima di andare a dormire puoi toglierlo, anche perché immagino che dovrai fare pipì, prima o poi” dandole un buffetto sulla guancia.
Poi le prese il viso tra le mani:
“ma la tua fica è area vietata”
La mano cominciò a serrarle il collo aumentando un po’ la pressione.
“Puoi al massimo lavarti ma, mai, amore, mai deve entrare nemmeno un dito. Nemmeno per sbaglio”
“Tu non hai più una fica e nemmeno un clitoride: dimenticatela.”
Quella notte, dopo essersi tolta il nastro adesivo poté svuotarsi la vescica e ne uscì assieme alla pipì anche il suo seme che era rimasto intrappolato. Si lavò sciacquandosela appena con dell’acqua fredda e sprofondò in un sonno animato di incubi spaventosi con voragini nere e bagnate nelle quali sprofondava.
Dal giorno dopo fu quasi subito una abitudine applicarsi da sola quel nastro adesivo che toglieva solo due o tre volte al giorno quando doveva recarsi al bagno.
Divenne una abitudine quella specie di cintura di castità, ed era quasi bella da vedere quella fica postmoderna luccicante.
Lui, come spesso accadeva, non si prese nemmeno la briga di verificare che il suo ordine venisse eseguito con precisione. Non aveva dubbi a riguardo.
Lei era fiera, quando andava a trovarlo per servirlo e soddisfarlo, magari arrivando direttamente dall’università, e si spogliava mostrando la sua fica sigillata. Per offrirgli il culo o la lingua come apprezzate alternative.
Insomma nel giro di una decina di giorni della sua fica si erano dimenticati entrambi, si potrebbe dire
Solo lei si accorgeva giorno per giorno che la trovava sempre più bagnata quando doveva applicare o togliere il nastro. e qualche volta la notte si scopriva a stringere le gambe in cerca di qualche soddisfazione o la mano le andava involontariamente a cercare una fessura che ormai per lei era sempre sbarrata.
Quando le arrivò il ciclo chiamò subito il padrone per capire che doveva fare
Ma lui, impegnato al lavoro con un cliente fu sbrigativo e crudo: “non mettere il nastro che mi pare poco igienico, ma ovviamente niente assorbenti interni: ci potresti arrivare anche da sola, scema”.
Del resto lei sapeva che da sempre nei giorni del ciclo lui non la voleva vedere.
“rotta non mi servi” la canzonava le prime volte.
Certo ora che quella che era rotta non esisteva più, perché era sigillata da tempo, era un po’ un controsenso.
Ma lei si adattò a degli assorbenti esterni e appena finì il ciclo ricominciò subito a sigillarsela da sola.
Intanto passarono quasi due mesi da quel giorno in cui le aveva chiuso la fica e la ragazza era in un continuo stato di eccitazione frustrata.
Un giorno lui dopo averla a lungo sodomizzata le disse di togliersi il nastro davanti a lui. Era la prima volta.
“come sta la tua fica amore?”
“claustrofobica” cercò di scherzare lei…
Lui le accarezzò distrattamente le grandi labbra che erano già bagnate.
“Sei sicura che in questi due mesi qui non sia entrato mai nulla amore?”
“No padrone, mai. Nemmeno un dito, sono stata brava.”
“Bene perché adesso credo che tu sia pronta per stare senza il nastro”
“Le sfiorò appena il clitoride facendola sobbalzare.”
“Voglio che sia il tuo cervello a sigillarti questo inutile buco.”
“si padrone”
Le prese la nuca e la baciò con dolcezza.
Da allora lei entrò in questa vertiginosa castità che la portava ad essere perennemente scandalosamente bagnata.
Ma era una ragazza molto forte o forse molto innamorata e perfino le fugaci toccate involontarie tra le gambe diminuirono rapidamente.
Aveva letto della sindrome dell’arto mancante che colpisce le persone che hanno subito una amputazione che dicono di sentire dolori o pruriti all’arto mancante e si immaginava di essere una femmina amputata di un buco: una barbie a dimensione naturale cui i morigerati disegnatori non avevano tracciato il solco della fica.
Inutile negare che qualche brivido vietato ancora qualche volta la cogliesse impreparata nel sonno o indossando dei jeans un più aderenti del solito o urtando involontariamente con il pube uno spigolo.
Ma veri orgasmi vaginali o clitoridei non ne aveva avuti più
E soprattutto né un dito, né un cazzo, né un vibratore avevano più varcato le sue grandi labbra.
Era felice che fosse passato ormai un anno
Che l’estate fosse finita nuovamente
Che lui non si fosse ancora stufato di lei.
Era felice di essere stata così brava e così forte.
Lui le ordinò di ripristinare il vecchio nastro adesivo metallizzato sulla fica per l’occasione.
Sembrava quasi una cerimonia
Lui le aveva comprato dei fiori e messo in fresca uno champagne speciale per festeggiare.
La attendeva sul suo divano di pelle nera e sembrava quasi orgoglioso di lei.
Lei si spoglio per mostrare il suo pube argentato al suo padrone.
Poi si inginocchio tra le sue gambe.
Prese un po’ di coraggio ed iniziò ad accarezzargli il cazzo imprigionato ancora nei jeans.
Di solito a lei non erano permesse simili iniziative.
“buon anniversario amore” lei disse lui baciandola sulle labbra
“grazie padrone”
“E’ stata dura?”
“Un po’ padrone, ma mi sono abituata”
“Ormai sospetto che tu riesca a soddisfarti appieno anche solo succhiandomelo” disse lui ridendo: amava prenderla in giro sulle sue frustrazioni.
“si padrone, per non parlare di quando me lo metti dietro….”
Anche lei rideva felice di sé stessa.
“non dirmi così altrimenti mi tocca chiuderti anche quel buco amore…”
“non ti prego” scherzava lei baciandolo teneramente sulle labbra.
Lui le prese il viso tra le mani.
Si specchiava nei suoi immensi occhi azzurri mentre baciandole la punta del naso, come si fa con i bambini le bisbigliò: “ho pensato di farti un regalo per questo anniversario amore”
“davvero padrone? Che bello” lei gli lecco le labbra
“un altro anno, amore”
“grazie padrone”