venerdì 11 marzo 2011

terapie



 Lei gli fa penare da mesi un appuntamento.
Ha altro da fare ed altro a cui pensare.
Ogni tanto, al massimo, gli permette di supplicarla un po’.
Giusto per divertirsi.
Poi lo rimette a posto: “non mi seccare, quando avrò tempo ti chiamo”.
Lui al massimo sogna, con il cazzo inutilmente duro.
Un giorno lei, meno impegnata o forse solo più annoiata del solito, lo convoca: “nel mio studio, domani, alle 17”
Lui esulta. E fantastica.
Ma lei subito lo raffredda: “vieni vestito bene, ti voglio in giacca e cravatta, ma portati guanti e detersivo, che devi pulirmi il bagno”
Il fatidico giorno lo fa aspettare, fuori dalla porta del suo studio, al freddo, per un ora.
Impeccabilmente vestito, con l’occorrente per fare le pulizie.
Semplicemente magnificamente ridicolo.
Lei arriva chiacchierando al telefono, non lo degna di uno sguardo mentre apre la porta e la lascia aperta perché lui possa entrare.
Entra nel suo studio e si siede sulla sua poltrona.
Lui rimane in piedi.
Lei continua a parlare con un amico, confidenze troppo intime per lui, perché tappa il ricevitore con una mano e lo guarda: “vai a pulire il bagno che stai a fare lì impalato?”
Lui, che sperava di potersi inginocchiare davanti a lei, e magari di poterla leccare, abbassa la testa e va a fare il so lavoro.
Sta pulendo il lavandino quando lei entra e, come se lui non esistesse, entra si abbassa i pantaloni e si siede per fare pipì.
Lui si ferma a guardare lampi di pelle scoperta godendo nell’umiliazione della naturalezza con la quale lei si comporta come se lui fosse un oggetto di arredamento, né maschile né femminile:neutro.
Si alza e si pulisce.
Lui sperava almeno di essere chiamato a fare quello.
Ma niente.
Non preme lo sciacquone, gli lascia, magnanima, almeno quello da fare.
Si ferma davanti a lui e con magnifica non curanza allunga una mano a sfiorargli un gonfiore evidente che segna l’elegante gessato grigio.
“ti basta sempre meno eh?”
Lui farfuglia qualcosa di inintelleggibile e comunque inutile.
“Però, pensavo, troppo comodo fare le pulizie tutto eccitato così, forse sarà meglio scaricarti no?”
E la pressione della mano si fa più sinuosa, sembrerebbe quasi una carezza lungo l’asta del suo cazzo, duro come il marmo.
“così, senza l’anestetico dell’eccitazione capiresti tutta la tua pietosa condizione: ridotto a pulicessi.”
Lui biascica un si.
“Si dai, facciamo così, ora ti fai una delle tue solite seghette e poi subito dopo, quando ti sentirai appagato, ricominci a fare le pulizie, così ti renderai conto di come sei ridotto.”
Schiocca le dita: “in ginocchio, devi venire in due minuti. Come del resto è tipico tuo no?”
E ridendo lo spinge in ginocchio.
Lui si apre i pantaloni e la sua mano corre a stringere il cazzo.
Lei lo guarda dall’alto e con una mano gli accarezza la testa: “dai veloce…”
Lui ansima alza la testa a guardarla sorridere, perfida. E scorre un minuto.
Lei spazientita: “dai ti do un aiutino.”
E si apre appena di due bottoni i jeans facendo spuntare il pizzo delle sue mutandine.
Gli spinge la nuca vicino scostando di qualche centimetro l’elastico delle mutandine per fargli scorgere appena i primi peli del suo pube: “annusa”
E nello stesso attimo lui viene piegandosi su sé stesso.
Sta ancora ansimando con la mano piena di sperma. E qualche schizzo per terra.
Ora lecca la tua mano e per terra.
Poi zitto e continua a fare le pulizie.
Se ne esce mentre lui, svuotato della sua eccitazione mestamente si reinfila i guanti da lavoro e si mette a pulire il water assaporando fino in fondo l’assurdità di quella situazione.
Quando ha finito bussa alla porta del suo studio.
Attende che lei le permetta di entrare.
Lei è presa dal suo computer e senza distogliere lo sguardo dallo schermo: “hai fatto tesoro?”
Lui conferma e ringrazia, si avvicina.
Dal portafogli estrae due banconote rosse e le appoggia sulla sua scrivania pregandola di accettarle e ringraziandola.
Lei stacca appena lo sguardo per guardare le banconote per un secondo.
Poi, sempre guardando lo schermo, lo liquida con il gesto della mano:“sì va beh ora togliti dai coglioni, che sei patetico.”




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